UNA CORNICE PER BENEDETTO XVI

V Giornata europea degli universitariSabato 10 Marzo 2007 ha avuto luogo la V Giornata europea degli universitari sul tema: “La carità intellettuale, via per una nuova cooperazione tra Europa e Asia”. Momento centrale della Giornata è stato l’incontro di Sua Santità Benedetto XVI con gli universitari Europei e Asiatici.
Si sono uniti in collegamento via satellite gli universitari delle seguenti città europee: Bologna, Torino, Cracovia, Coimbra, Praga, Manchester e Tirana e per la prima volta sono stati svolti collegamenti via satellite anche con tre città asiatiche: Calcutta, Manila e Hong Kong.
I giovani studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Scuola Padre Luigi Tezza, sono stati incaricati di portare la “Croce” per l’apertura della celebrazione e ci hanno lasciato queste risonanze.


Ciani Federico

All’inizio un po’ perplesso alla richiesta di Sr Filomena di partecipare a questa manifestazione devo dire che a fine giornata sono tornato a casa (oltre che molto stanco) felice, soddisfatto e incredibilmente sereno.
Una giornata davvero particolare e penso anche irripetibile… Il giorno precedente (il 9 marzo) quando ci siamo recati al Vaticano per le prove, non mi rendevo neanche conto del grande impegno che richiedesse quella piccola missione affidataci dalla scuola… Eravamo tutti convinti (io e gli altri 9 ragazzi) che si trattasse di una cosa banale, un compito che comunque poteva essere svolto con leggerezza e disimpegno, ma da subito quando siamo entrati nell’aula Paolo VI ci siamo resi conto che non doveva essere proprio come pensavamo… anzi… sarebbe impossibile descrivere le facce di tutti noi quando ci siamo visti in quella immensa distesa di sedie vuote che l’indomani si sarebbe riempita di fedeli venuti da tutto il mondo… Per molti di noi era la prima volta che entravamo in quel posto e lo shock è stato piuttosto traumatizzante, soprattutto quando ci hanno comunicato che la Croce andava portata sull’altare dove il Santo Padre avrebbe poi recitato il Rosario… A questo shock si aggiunge poi quello della “passerella” dove saremmo dovuti passare il giorno seguente…

 10 marzo, ore 14 e 30 appuntamento a scuola per indossare l’alta uniforme, che tutto sommato, anche se tutti la criticano, non è poi tanto male, così i 10 “missionari” cominciano il loro pellegrinaggio verso la Urbaniana… Giunti a destinazione siamo stati ricevuti dal parroco con il quale il giorno prima avevamo svolto le prove, da lì ci siamo diretti presso la Cappella dell’Università per prelevare la Croce.
Già da quando siamo usciti per una breve processione, che ci avrebbe condotto poi all’aula Paolo VI, una folla di Pellegrini di tutte le nazionalità si avvicinava anche solo per sfiorare la croce, c’era chi ci strofinava un rosario e chi scattava foto, cominciava così la nostra giornata Europea degli Universitari! Costeggiando il colonnato di Piazza San Pietro, è stato bello vedere come molte persone si unissero alla processione, e molte di esse, anche se ignare della giornata molto particolare che si stava vivendo, si avvicinavano, incuriosite dalla Croce e da quella folla che la seguiva. L’emozione era tantissima, ci sentivamo piccole persone che stavano compiendo un grande gesto!
La scena che più mi ha colpito è stata quella avvenuta quando già eravamo all’interno dell’Aula… All’inizio della “passerella”, prima di raggiungere il Palco, ci hanno fatto fare una piccola sosta, allora moltissime persone, come prima quei “pochi” pellegrini, si avvicinarono, si accalcavano sulle transenne pur di poter toccare la Croce, ed è stato lì che mi sono reso conto della fortuna che avevo avuto… ero uno dei 10 ragazzi che poteva essere in stretto contatto con il simbolo della Croce che è la rappresentazione del racconto evangelico della Crocifissione, è stato in quel momento che alla mia sinistra ho visto una signora abbastanza anziana che, nonostante venisse ripetutamente spinta ad allontanarsi, cercava, allungando la mano, di toccare un estremo della Croce, ma non mi ero accorto che sotto di lei, su una sedia a rotelle c’era una ragazza che avrà avuto la mia età che nonostante il trambusto teneva stretta la mano della signora, solo allora ho capito che voleva fare da tramite tra la Croce e la ragazza, così un po’ spinto dal desiderio di aiutare le persone bisognose, ma soprattutto vedendo negli occhi di quella ragazza una speranza in quel gesto, feci un cenno con gli occhi al mio compagno di fianco (che in quell’occasione era Dario) e così abbassammo la Croce e l’avvicinammo alla mano di quella ragazza, lei sorpresa del gesto si lasciò andare ad un sorriso paragonabile solo a quello che ritrovo tutti i giorni nei pazienti in reparto, e che ha il potere di riempirci il cuore e l’anima di una gioia che non è eguagliabile a nessun’altra.
E’ stata davvero un’esperienza bellissima ed indimenticabile che sono stato felice di aver vissuto, e per questo a conclusione di questa relazione voglio ringraziare Sr Filomena che mi ha dato la possibilità e la fiducia di poter svolgere questa piccola missione, sperando, insieme a i miei compagni, di averla svolta in maniera seria e professionale.
Ed ancora un ringraziamento ai compagni e alle Sorelle della Scuola, nonché alla direttrice Prof. Rita Megliorin che hanno voluto condividere con noi questa stupenda Giornata!


Parisi Paola

Il 10 marzo 2007 presso l’aula Paolo VI in Vaticano si è svolta la Veglia Mariana con il Papa in cui hanno partecipato studenti, rappresentanze straniere in loco e quelle sparse nel mondo in comunicazione via satellite. La nostra scuola è stata scelta per un incarico molto speciale: portare la Croce in processione fino all’interno dell’aula e per questo sono stati selezionati con candidatura e sorteggio alcuni di noi studenti tra I-II e III anno ed è stato con piacere ed onore che ho saputo di essere stata sorteggiata insieme ad altri per parteciparvi non solo per il significato intrinseco della cosa, ma anche perché non ero mai stata nell’aula Paolo VI (l’avevo vista solo in TV).
 Portare la croce dall’Urbaniana fino al Vaticano per poi salire sul palco ed erigerla è stata l’emozione più forte, senza parlare poi della visione d’insieme che ho avuto entrando nell’aula affollata e tutte quelle persone che volevano fotografare e toccare la croce: ho toccato con mano la grandiosità dell’evento a cui stavo partecipando (tra pensare una cosa e viverla c’è molta differenza!!); anche se devo dire che fino al giorno prima (compreso il giorno delle prove) forse ancora un po’ stordita da questa novità ero sicuramente interessata e felice di questo evento ma ancora non avevo materializzato mentalmente fino in fondo cosa significasse portare una croce, la Croce e il significato profondo che essa racchiude da secoli: quando infatti l’ho caricata sulle mie spalle insieme agli altri miei colleghi (e amici) ho provato un’emozione fortissima non solo perché gli occhi sarebbero stati puntati su di noi per tutto il tempo, e non solo perché avevo il timore di sbagliare qualcosa (l’incedere del passo cadenzato o inciampare!!!) ma perché ho cominciato a pensare più intensamente che tanti secoli fa “un uomo” di nome Gesù l’ha portata veramente la sua e la nostra croce sulle sue spalle lacerate dalle torture. Mentre camminavo in silenzio per quasi tutto il tragitto la mia mente è stata catturata da questi pensieri e mi sono sentita ancor più onorata di aver avuto l’opportunità di portare 1/10 del peso di quella Croce e sono stata orgogliosa di essere cristiana. Forse con un po’ di presunzione confesso che nel mio piccolo mi sono sentita più vicina a Gesù e nella fede mi sono riscoperta più cristiana che mai. E’ difficile esprimere a parole delle emozioni tanto intense e trasmettere tutte le sfumature e le sensazioni ma se dovessi racchiudere in una frase ciò che ho provato direi che la fede è come una fiamma che arde nel cuore e nella mente e che sta a noi alimentarla ogni giorno.
Tutta la cerimonia è stata bellissima, coinvolgente sia perché c’era il Santo Padre sia perché “si respirava l’aria del mondo” dato il rilievo interculturale dell’evento. Vedere in diretta con noi persone di altre culture, distanti migliaia di km ma uniti nella fede in Dio è stato fonte di commozione e mi ha dato tanta energia così come è stato fonte di piacere sentire che le nostre stesse preghiere hanno una corrispondenza anche nelle altre lingue al punto da recitare il rosario fondendo italiano latino e lingue straniere.
E’ stata una giornata passata all’insegna della pace e della serenità e spero di poter partecipare ad altri eventi simili in futuro.

Dario Nasta

Il giorno 10/03/2007 il nostro Papa ha organizzato un incontro con i giovani universitari europei ed asiatici.
Io sono stato incaricato, insieme ad altri studenti della mia Università, a svolgere un compito importate e significativo: portare la “croce” nei pressi del Vaticano. Ci siamo incontrati tutti davanti all’entrata dell’Urbaniana e un Parroco ci ha guidati verso la Chiesa. All’interno di questa, sull’altare, si trovava la “Croce”; con cautela ed attenzione l’abbiamo sollevato e trasportata all’esterno. Da qui ci siamo incamminati verso S. Pietro; dietro di noi si era formata una processione composta da vari gruppi; ogni gruppo aveva una bandiera che rappresentava la propria nazione. Arrivati a S. Pietro ci siamo diretti verso l’Aula Paolo VI, l’impatto è stato grandioso, l’aula era piena di gente ed io ero molto emozionato sapendo che avrei incontrato Papa Benedetto XVI. Percorrendo il centro dell’Aula siamo giunti sul “grande Altare”, dove abbiamo posto la “Croce”. Successivamente ci siamo uniti alle persone lì presenti, aspettando l’entrata del Papa.
Il momento arrivò… Il suo ingresso ci ha emozionato a tal punto che tutti insieme abbiamo gridato il suo nome, fra gli applausi. Il Papa ha iniziato il suo discorso incoraggiando noi universitari ad andare avanti nel nostro percorso di studi, sottolineando l’importanza della cultura.
Il momento, secondo me, molto significativo è stato il collegamento in diretta con gli altri Paesi del mondo che noi vedevamo attraverso un grande schermo. Il Papa ha scritto delle lettere per ogni Paese dedicandogliele durante il collegamento.
Per me questo incontro è stato fondamentale dal punto di vista culturale, infatti incontrare persone di culture diverse dovrebbe portare ad un reciproco rispetto e ad una maggior fratellanza; è bene e giusto impegnarsi negli studi che in futuro ci porteranno al raggiungimento dei nostri obbiettivi.


Mariela Sedano Justiniano

E’ molto difficile poter esprimere con parole chiare le sensazioni e le emozioni che ho provato davanti al Santo Padre Benedetto XVI in occasione del Santo Rosario. E’ stata una occasione speciale per me per due motivi: il primo perché non ho mai avuto l’occasione di poter incontrare il Papa dal vivo, e così da vicino, secondo, insieme ai miei compagni di università, abbiamo portato la CROCE fino a San Pietro e anche questo mi ha molto emozionata e colmata di gioia. Considero dunque che tutte le opportunità che incontriamo lungo il percorso della nostra vita sono dei segnali che Dio ci invia per poter conoscerlo di più e in modo migliore.
Nel mio caso ho la sensazione di non essere abbastanza vicina a Dio e che nel caos della quotidianità è più facile pensare ad altro piuttosto che ricordarsi di Lui. Quando però si presentano occasioni come questa del Santo Rosario, sento il bisogno di custodire quelle emozioni e quelle sensazioni, in modo di aver nel tempo un segnale continuo della sua presenza. Nonostante io cerco, a modo mio, di mantenere un bel rapporto con il Signore, purtroppo mi sento sempre inadeguata e lontana da Lui; il mio desiderio è quello di poterlo sentire sempre, ogni giorno, ogni istante vicino a me, e non soltanto nei momenti di difficoltà.
Ringrazio vivamente la scuola Padre Luigi Tezza per avermi donato questa grandissima opportunità che non dimenticherò mai.


Luigi Tammaro

Il peso della croce vorrebbe schiacciare Iddio, sulle sue spalle oltre al grave legno pesa l’intera umanità che con i suoi innumerevoli peccati, lo accompagna fino all’estremo sacrificio.
Il Figlio di Dio fatto uomo sembra soccombere a Maria sua Madre e il discepolo amato Giovanni, piangono all’ultimo suo respiro mortale. Ma c’è un perché a tutto questo dolore, a tutto questo patire? Sì!!! il disegno del Padre che “abbandona” nelle mani degli uomini il Figlio amato, il suo unico Figlio, perché possa egli stesso con la sua morte e resurrezione ricondurre a vita nuova ogni creatura. Risorgere per spalancare le porte dell’eternità!!!
La croce è il più grande atto d’amore di n Figlio obbediente e di un Padre che ama a tal punto la sue creature (perché ne è follemente innamorato) da consegnarglielo nelle loro mani perché ne facessero ciò che volessero.
La salvezza dell’uomo deriva da quella fiducia smisurata di un Figlio per il Padre intrecciata a quella del Padre che ancora una volta ha fiducia nell’umanità intera. La Croce che sembra il fallimento di Dio che resta a guardare, diventa la vittoria immortale sul male; la Croce che sembra segnare solamente la fine di un corpo diventa certezza di una nuova vita; la Croce che sembra segnare ormai una solitudine struggente per l’uomo diventa consapevolezza e gioia nel sapere di essere eternamente abbracciati.
La Croce nella storia dell’umanità segna il punto di non ritorno: chi da essa discende muore chi ne rimarrà attaccato vivrà.


Savu Manuel

Ho sperato di essere scelta per portare la croce, per “sentire”, se era possibile, una minima parte di quello che ha sentito e ha patito Gesù, non è stato così, perché era impossibile, ma è stata una grande emozione, una grande commozione.
Portando la croce, come ha fatto Gesù, un gesto così simbolico e profondo, mi ha fatto sentire più vicino a Dio, è stato un sentimento che non si può descrivere, e che non si può dimenticare mai. Questa importante esperienza, che mi è stata concessa, accade una sola volta nella vita, e per questo vi ringrazio.


Naro Maria

Camminare insieme agli altri, portando in spalla la Croce, nella giornata Europea degli universitari mi ha fatto riflettere sul mio cammino personale di vita, oltre alla gioia, all’emozione della folla e della musica.
La mia croce è… la fatica quotidiana nella famiglia, l’impegno scolastico, la sofferenza che giornalmente ritrovo all’ospedale dove lavoro, nelle persone più deboli di noi, che aspettano le nostre cure, le nostre attenzioni, qualche parola di conforto e una carezza.
La mia croce è... il simbolo cristiano che rappresenta per me non solo sofferenza, ma un segno di riconciliazione tra i popoli e prova evidente dell’esistenza di Dio e della Sua cura verso gli uomini.
La mia croce è… il mio cammino lento ma deciso verso il bene, in questa folla che avanza tra la gente, a fatica, verso l’incontro con il Santo Padre in questa giornata per noi speciale.


Suwala Stanislaw Piotr

Da duemila anni la parola del Vangelo percorre la terra e annuncia la speranza. Non ci stanchiamo di annunciarla ogni giorno perché è l’unica Buona Notizia che il nostro cuore vuole dire.
Anche qui nell’Università, dove si forgia la cultura e ci prepariamo al futuro, acquistiamo una forte esperienza di fede e di comunione che ci aiuta ad affrontare le domande più profonde della nostra esistenza e ad assumere responsabilmente il nostro posto nella società e nella comunità ecclesiale. In questa giornata è stato riportato al centro della fede e della vita di ogni giovane la persona di Gesù, perché diventi costante punto di riferimento e perché sia anche la vera luce di ogni iniziativa e di ogni impegno educativo.


Pierluigi Broccoletti

Per me portare la croce per il Papa è stato un grande onore. Ciò che mi ha colpito di più è stato l’entusiasmo della gente per il Sommo Pontefice, il quale riesce a calamitare una miriade di persone. In quel giorno c’è stato un collegamento con altre chiese cattoliche di altri continenti ed ho potuto notare come la devozione per il papa sia radicata in tutto il mondo.


Alessandra Piermarini

Ho avuto il grandissimo privilegio di poter portare la Croce insieme ad altri 9 compagni della scuola che frequento dall’Urbaniana all’aula Paolo VI, guidando una processione meravigliosa fatta di preghiere e canti.
E’ indescrivibile l’emozione che ho provato nel trovarmi a portare in spalla, di fronte alla maestosità di San Pietro e alla moltitudine di persone presenti, la Croce, simbolo del sacrificio di Gesù Cristo e della Redenzione di tutta l’umanità, in un momento così solenne, così importante, di fronte alle più alte personalità della Chiesa.
Entrare, poi, nell’aula Paolo VI, gremita di gente che accoglieva la Croce contando, pregando, applaudendo, ha suscitato in me una immensa gioia! Sì, gioia e felicità di poter essere lì, in quel momento, accanto a persone di tutto il mondo a manifestare quanto grande sia l’Amore di Dio, quanto immensa la Sua Misericordia, quanto è stato grande il suo sacrificio, il suo vivere la Passione, il suo morire in Croce per salvarci e donarci la speranza di una vita eterna e di una riconciliazione con il Padre.
Vedere il Santo Padre, ascoltare la Sua voce, le Sue parole, osservare i Suoi gesti è un privilegio indescrivibile e ringrazio Dio infinitamente per avermelo concesso e per aver permesso che ciò sia accaduto.
C’è un’ultima riflessione che però, vorrei fare. Alla fine dell’intera giornata di ieri mi sentivo entusiasta, felice, esaltata per l’esperienza vissuta ma condividendo questo stato d’animo con uno dei compagni che ha portato la Croce con me mi sono accorta di quanto, forse, sia stata presa dalla magnificenza dell’evento e di quanto non avessi colto veramente il senso di ciò che è stato ieri.
Scambiandoci pensieri ed opinioni, infatti, il mio compagnoni ha fatto capire con una sola frase il senso di ciò che avevamo fatto descrivendo la nostra esperienza come “intenso momento di preghiera”… ed aveva ragione!
Ieri il Papa ha pregato con noi italiani ma anche con tutto il mondo attraverso i vari paesi che si sono alternati nella recita del Santo Rosario, in un abbraccio comune che è espressione di una preghiera in comune. Attraverso questo mezzo si può entrare in contatto con Dio, si può “guardare” nella propria sfera spirituale e sentire la presenza di Dio viva e grandissima.
Pregare con i miei compagni, con le persone presenti e con tutte quelle in collegamento via satellite da ogni parte del mondo e soprattutto pregare con il Papa mi ha arricchito, mi ha aiutato, mi ha fatto crescere, mi ha aperto nuovi orizzonti e nuove strade, mi ha dato più consapevolezza di ciò che sono e di ciò che desidero essere.